Genesis: Analisi degli album - From Genesis To Revelation

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Genesis: Analisi degli album - From Genesis To Revelation

Postby Betelgeuse » 30 Nov 2013, 19:04

Avrei pensato di aprire io il topic su From Genesis To Revelation, nell'ambito dell'analisi retrospettiva, curata da thenemesis, il quale ha scritto che non conoscendo bene l'opera, preferiva non scriverne.

Registrato durante le vacanze estive, protagonisti 4 ragazzi diciottenni e uno addirittura ancora sedicenne ( Antony Phillips ), From Genesis To Revelation esce nel Marzo 1969, preceduto da due singoli che, pur passando quasi inosservati come vendite, provocano comunque un timido interesse nel circuito delle radio specializzate.
Loro produttore è Jonathan King che crede subito nelle loro capacità, caricando tuttavia di eccessive responsabilità i musicisti, fino ad allora protagonisti, oltre ai 45 giri suddetti, di diverse composizioni andate a finire in diversi demo, portati un pò in giro, e arrivati allo stesso King.
La palestra per questi ragazzi era stata la militanza in due gruppi scolastici, i Garden Wall e gli Anon ( più in vista questi ultimi ), che si unirono dopo alcune esibizioni nell'estate 1966.
I ragazzi avevano in comune anche un substrato sociale simile ( appartenevano alla medio-alto borghesia britannica ) e la frequentazione di un severo college, lo Charterhouse, in cui manifestarono condotte e reazioni diversificate: Mike Rutherford era il più irrequieto, Anthony Phillips il più tranquillo, e Tony Banks, sembra, quello con il profitto scolastico migliore. A loro e a Peter Gabriel, futuro cantante, e occasionalmente batterista dagli esiti a dir poco insufficienti, si aggiunse John Silver, sempre della Charterhouse, dopo che per un breve periodo aveva fatto parte del gruppo Chris Stewart.
Tutti avevano come obiettivo quello di continuare con gli studi universitari, ma la musica aveva un aspetto preponderante nella loro vita, con conseguente dispendio di energie.
La tecnica era ancora acerba, ma la buona coesione tappava determinate lacune, che c'erano, ma era comprensibile.
Jonathan King impose loro di fare un disco con testi piuttosto pretenziosi, assolutamente inadatti a ragazzi di quell'età: le liriche sono prettamente di stampo sentimentale, ma non mancano riferimenti, non tanto velati, sia al Vecchio Testamennto ( infatti, " From Genesis " ) che al Nuovo Testamento ( To Revelation ).
Le direttrici musicali vertevano sul binomio Beatles/Bee Gees, a quel tempo forse i due gruppi di maggior successo. ma si decise di aggiungere un fiume di violini e fiati, con risultati, escondo me, alterni: in alcuni brani questa trovata ha funzionato, in altri un pò meno.
Presentato da una copertina totalmente nera, il disco esce sotto l'ala protettrice della Decca: a quei tempi, c'è da dire, anche gruppi ben più famosi dei Genesis avrebbero fatto salti di gioia per avere un contratto con una casa discografica del genere, e in effetti i ragazzi si sentivano le spalle coperte, in tal senso. Tuttavia questo " binomio " si ruppe subito dopo i risultati fallimentari di vendite del disco, che in tutto il 1969 arrivò a vendere un migliaio di copie circa.

L'album inizia con Where the Sour Turns to Sweet, con un incipit magnetico di piano, e la voce particolarmente espressiva di Gabriel. Andamento malinconico, sulla falsariga di cose sentite dai Bee Gees, tuttavia si tratta di un brano molto bello, pieno di " calore ", che forse poteva essere sviluppato ulteriormente. Voto 7

In the Beginning ha questo caratteristico inizio con una specie di rumore elettronico che potrebbe ricordare in qualche modo i Pink Floyd. Per il resto, canzone improntata al tipico stile anni 60, con un buon ritmo, buona energia, caratterizzata soprattutto dalla voce di Gabriel, qui più aggressiva rispetto al brano precedente: Voto 6

Fireside Song presenta una bella melodia, ma si tratta più che altro di una specie di cantilena, ed è quanto di più lontano ci possa essere dal futuro sound genesisiano. Resta però la piacevolezza dell'ascolto. Voto 6,5

The Serpent: brano eccessivamente ambizioso per i tempi, e direi che non si capisce bene dove i genesis intendessero andare a parare. Certo, il riff di basso è caratteristico, e ti rimane in testa, ma il resto mi sembra più confuso, anche se è chiarissima una matrice blues, che ne fa un brano atipico nella storia dei Genesis. Voto 6

Bella gemma di Ant Phillips è Am I Very Wrong?, pezzo incline alla malinconia, ma molto ben fatto, con notevoli interventi vocali, sia nelle strofe che nel ritornello, e una delicata chitarra acustica. Il piano fa anche la sua parte, tra l'altro. Forse il primo esempio di canzone poetica nella loro carriera. Voto 7,5

In the Wilderness offre una bella prova di Gabriel che sfodera una voce matura, del tipo di quella che sentiremo di lì a poco. Il pezzo però non riesce a svilupparsi compiutamente, anche se il ritornello è piacevole e ben fatto. Voto 6

The Conqueror è un brano monotono, anzi monocorde, finchè vogliamo, ma non è brutto. E' costituito da una fase musicale ripetuta all'infinito, ma, ripeto, funziona, almeno secondo me. Voto 6

In Hiding nasce come strumentale, intitolato Patricia. Qui, con l'ausilio in maggior parte della chitarra, esce fuori un bellissimo bozzetto acustico, tra i brani più riusciti dell'album. Voto 7

Quando si parla di immaturità e ingenuità riferite all'album, credo che One Day non sia estraneo. E' un a canzone simpatica, ma ha troppo come riferimento i canoni dell'epoca. I fiati poi che la accompagnano sono veramente prolissi, e direi che forse un arrangiamento più soft avrebbe giovato al pezzo. Resta piacevole, comunque. Voto 6

Window è una traccia interessante. C'è più studio rispetto alla media del disco, nel senso che qui i musicisti tentano qualcosa veramente di nuovo. L'accompagnamento musicale è dimesso, ma la canzone conserva una peculiarità tutta sua, unita anche a una certa eleganza. Voto 7

In Limbo è, insieme a Am I Very Wrong?, la vetta dell'album. Brano ricco di trovate, di invenzioni, di sonorità a volte delicate, a volte schizoidi, che anticipano di fatto la genialità degli anni successivi. Un brano dotato di grinta e brillantezza che riequilibra il disco, fin troppo caratterizzato da sonorità acustiche. Voto 7,5

Silent Sun è oggettivamente una canzone gradevole e ben confezionata. Nulla da dire. Voto 6,5

A Place to Call My Own si dimostra invece un'accasione perduta, in quanto il brano, dalle buone potenzialità, viene praticamente interrotto quando poteva essere sviluppato in maniera interessante. Mi chiedo perchè tutto questo, considerando che c'era la possibilità di sostituirlo con una delle outtakes, o dei brani usciti precedentemente su 45 giri, e non inseriti nell'album. Voto 6

Il mio voto finale a From Genesis To Revelation è 6,5
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Re: Genesis: Analisi degli album - From Genesis To Revelatio

Postby Thomas Eiselberg » 30 Nov 2013, 20:11

Bell'analisi.

Quanto ai brani in particolare valuto meglio The serpent che oltre ad essere musicalmente piuttosto varia (gli altri brani sono piuttosto monotoni e troppo poppettari) rappresenta di fatto l'embrione di Twilight alehouse (stesso riff di chitarra), quindi una certa importanza ce l'ha. Anche A place to call my own nel contesto è perfetta, una delle migliori dell'album: crea attesa, ha un crescendo riuscito e un bel testo. Breve? Si, ma meglio un bel brano breve che uno pessimo e lungo.
The conqueror no, il 6 è eccessivo, è un brano ripetitivo, con Gabriel che fatica con le parti cantate a stare appresso alla musica, con un testo un po' troppo ingenuo, Stessa cosa One day e In limbo che se non avesse un ultima parte più "dura" e particolare sarebbe tra le cose meno riuscite dell'album (sound tipicamente anni 60' e francamente un po' imbarazzante).

Sul resto sostanzialmente concordo

Per me è un 5 massimo 5,5 ma al 6 non ci arriva, mi spiace, ci sono piccoli lampi ma è un disco troppo lontano da quelli che saranno i Genesis futuri e da quello che amo nel gruppo, oltre ad essere eccessivamente derivativo, poco originale, costruito su un filo conduttore che francamente non sta in piedi (la tematica concept non regge per l'arco di tutto l'album).

Ci sono alcune belle canzoni, questo si, che forse meriterebbero un "rifacimento" con i suoni di oggi, magari il loro potenziale emergerebbe maggiormente
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Re: Genesis: Analisi degli album - From Genesis To Revelatio

Postby Betelgeuse » 02 Dec 2013, 15:02

Betelgeuse wrote:Bella gemma di Ant Phillips è Am I Very Wrong?, pezzo incline alla malinconia, ma molto ben fatto, con notevoli interventi vocali, sia nelle strofe che nel ritornello, e una delicata chitarra acustica. Il piano fa anche la sua parte, tra l'altro. Forse il primo esempio di canzone poetica nella loro carriera. Voto 7,5



Però...però...forse la canzone è di Banks...non sono sicuro [:-|]
Chiedo conferme.
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Re: Genesis: Analisi degli album - From Genesis To Revelatio

Postby Betelgeuse » 02 Dec 2013, 16:00

OK risolto, gli autori delle canzoni dovrebbero essere i seguenti:

Where The Sour Turns To Sweet (Banks/Gabriel)
In The Beginning (Phillips/Gabriel)
Fireside Song (Banks/Phillips/Rutherford)
The Serpent (Banks/Gabriel)
Am I Very Wrong? (Gabriel/Banks)
In The Wilderness (Phillips/Gabriel/Banks/Rutherford)
The Conqueror (Banks/Gabriel)
In Hiding (Phillips/Gabriel)
One Day (Banks/Gabriel)
Window (Phillips/Rutherford)
Silent Sun (Banks/Gabriel)
A Place To Call My Own (Phillips/Gabriel)
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Re: Genesis: Analisi degli album - From Genesis To Revelatio

Postby Thomas Eiselberg » 02 Dec 2013, 20:27

Si, mi sembrava di ricordare che fosse di Banks in effetti
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Re: Genesis: Analisi degli album - From Genesis To Revelatio

Postby Betelgeuse » 02 Dec 2013, 21:10

Aggiungo che gravitano, in qualche modo, intorno al disco, altre canzoni che sono uscite su 45 giri, tralasciandone numerose altre, poi andate a finire nel primo box uscito nel 1998.

That's Me è un pezzo abbastanza " gagliardo ", con basso e chitarra in evidenza, e con voce tipicamente stile " blues " di Gabriel. Da notare un assolo di Phillips, il primo in assoluto suo e dei Genesis, di buon livello tecnicamente, considerata l'età del musicista. Voto 6,5

A Winter's Tale è senz'altro un brano di buona qualità. Nelle strofe notiamo una voce calda e pastosa di Gabriel, mentre i ritornelli sono piuttosto barocchi, forse leggermente troppo per il periodo. Buone anche certe rifiniture " particolari " e discretamente tecniche della batteria, qui suonata da Chris Stewart. Voto 7

One-Eyed Hound è forse la canzone del periodo con più riferimenti ai Beatles, soprattutto nei cori di sostegno alle strofe, ma anche il mini-ritornello ricorda alcune cose dei Fab-Four, soprattutto dei primi dischi. Brano stranamente registrato con poca cura in quanto a qualità sonora, a differenza della maggior parte del materiale del periodo, ma l'energia comunque non manca. Voto 6

Da notare che, curiosamente, i Genesis considerano il " Silent Sun " dell'album come un brano diverso rispetto al 45 giri " The Silent Sun ", con l'articolo, ( lato B è That's Me ). Inutile dire che i due brani sono assolutamente uguali. Questa cosa l'ho letta in qualche libro, e forse nel forum stesso, io ricordo così.
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Re: Genesis: Analisi degli album - From Genesis To Revelatio

Postby Thomas Eiselberg » 02 Dec 2013, 22:08

Si, io ho una versione di FGTR nella quale sono contenute entrambe le canzoni, The silent sun e Silent sun, in pratica lo stesso brano ce l'ho 2 volte [:-D]
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Re: Genesis: Analisi degli album - From Genesis To Revelatio

Postby thenemesis » 03 Dec 2013, 09:14

Bell'analisi, Betelgeuse, tra l'altro di un album (credo) semisconosciuto ai più.
Non commento perchè conosco pochissimo i brani, ma è interessante leggerne le tue descrizioni.
[;)]
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Re: Genesis: Analisi degli album - From Genesis To Revelatio

Postby highinfidelity » 03 Dec 2013, 09:32

Thomas Eiselberg wrote:Si, io ho una versione di FGTR nella quale sono contenute entrambe le canzoni, The silent sun e Silent sun, in pratica lo stesso brano ce l'ho 2 volte [:-D]

Quanti pasticci ha combinato Jonathan King con questo disco... [:(-(] Non c'e' anno che Dio mandi in terra senza che lui se ne esca con 2-3 edizoni nuove ed immancabilmente inutili, quando non apertamente cretine. [xx(]

Io non so come sia possibile che un tizio che non c'entra nulla detenga a vita (!!! [:0] ) i diritti d'autore su un lavoro in cui non ha fatto niente ma che anzi ha solo contribuito a pasticciare rendendolo quasi inascoltabile, ma questi sono i delirii del copyright, una tra le materie legislative piu' demenziali ed assurde oltre che apparentemente sempre irriformabili del pianeta. [!:-!]
<< Conoscete voi spettacolo più ridicolo di venti uomini che s'accaniscono a raddoppiare il miagolìo di un violino? >>
(Luigi Russolo, Intonarumorista. 1913.)
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